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lunedì 30 luglio 2012

Lo Hobbit diventerà una trilogia


La notizia è fresca di qualche ora, pubblicata dallo stesso Peter Jackson sulla sua pagina ufficiale di Facebook: il suo nuovo film dedicato al libro di Tolkien, in principio pensato in due parti, sarà ora una trilogia. La cosa ovviamente ha e sta sollevato un polverone e, dato che io sono una fanatica del Professor Tolkien e di zio Pete - oltre al fatto che il nome stesso di questo blog parla da solo - mi sento in dovere di prendere le difese del regista e spiegare perché dovremmo essere felici e contenti di questo terzo film - e da cosa, forse, dovremo metterci in guardia.

Chi ha letto Lo Hobbit saprà sicuramente che è un libro piccolo e per piccini, una favola da leggere ai propri bambini prima di andare a letto. Perché, a differenza de Il Signore degli Anelli è molto più leggero, divertente e decisamente meno cupo. Insomma, è la storia di un Hobbit della Contea che viene letteralmente trascinato in un'avventura perigliosa da una comitiva di Nani che devono recuperare il proprio tesoro, ora in mano ad un Drago - e si sa, i Draghi sono molto possessivi nei confronti delle loro cose.
Il Signore degli Anelli, invece, è un mattone di più di 1300 pagine e i tre film usciti durante i primi anni del 2000 hanno dovuto tagliare molto di ciò che è raccontato nel romanzo - una cosa che mi è mancata, per esempio, è La Grigia Compagnia con i gemelli figli di Elrond, per dirne una. Ma capisco anche che se PJ avesse voluto cinematografizzare (?!) tutta quella mole di informazioni, allora la trilogia sarebbe diventata un'esalogia come Star Wars.
Quindi, quando erano uscite fuori le prime voci su un doppio film su Lo Hobbit la notizia mi fece ben sperare che tutto potesse essere spiegato e mostrato al meglio. Un film sarebbe stato troppo lungo, due film forse sarebbero stati troppi. Ma zio Pete ci ha sempre rassicurato che avrebbe preso spunto anche dalle Appendici de Il Signore degli Anelli, che sono una ricchissima fonte di notizie, perché il suo scopo e quello di Fran e Philippa non era solo quello di trasportare cinematograficamente il racconto, ma di creare un vero e proprio prequel della Trilogia originaria e di collegare le due storie per non creare salti troppo accentuati e spiegare ciò che nei primi tre film non era stato possibile.

Nell'ultimo Comic-Con di San Diego, Peter Jackson aveva già iniziato a mettere più di una pulce nell'orecchio di tutti gli appassionati del film in produzione riguardo un terzo capitolo. E finalmente arriviamo al dunque.
Da appassionata di Tolkien mi rendo conto che spalmare Lo Hobbit in tre film sia esageratamente ridicolo - e forse, molto probabilmente, dietro questa scelta c'è anche un fattore puramente economico. Ma PJ e compagnia cantante hanno sempre dimostrato di essere fan anche loro - "Sarà un film fatto da fan per i fan", ha detto - e lo ha anche dimostrato spesso e volentieri. Nonostante nella trilogia de Il Signore degli Anelli avesse fatto qualche pasticcio (gli Elfi al Fosso di Helm e la conseguente morte di Haldir, per citarne uno), e nonostante si prospetti la comparsa in scena di un personaggio originale e femminile inesistente nel racconto originale, io mi fido ciecamente del lavoro del regista e degli sceneggiatori. Perché, come già detto, questa non sarà solo la versione cinematografica di un racconto per ragazzi, ma andrà oltre: approfondirà aspetti e storie che PJ vuole raccontare e che rimarrebbero in un angolo senza la possibilità di essere sviluppate in futuro; e sicuramente lo ha già fatto, perché non voglio credere che inizierà a girare il terzo film dal nulla. Molto del materiale che vuole inserire sicuramente è già bello che pronto e sarebbe andato tagliato per mancanza di spazio nei due film. Ci sono così tante parti interessanti che vorrei vedere sul grande schermo che non sto ad elencarle. Chi ha letto Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e relative Appendici saprà fare due più due e collegare il tutto.

Con questo pezzo, però, non voglio escludere il fatto che potrei rimanere delusa da questa scelta. Ma di questo ne riparlerò quando vedrò il risultato. E, se le mie convinzioni mi daranno ragione, ne riparleranno anche coloro che ora stanno lanciando improperi contro la regia e gli sceneggiatori.

A presto!




martedì 17 luglio 2012

Il buono nei Cattivi?


Prima di tutto mi scuso con quei due gatti che hanno atteso invano un qualche segno di vita dalla sottoscritta, ma  l'università mi distrugge et mi delizia e dire che quest'anno mi ha succhiato tutte le energie che avevo in corpo è riduttivo. Dopo questa breve ma necessaria premessa, diamo inizio alle danze con un problema che sicuramente avranno affrontato in molti prima di me - e sicuramente con argomentazioni ben più articolate e profonde delle mie infinite scemenze.
È un problema che mi pongo dalla notte dei tempi, ossia che quando leggo un libro o guardo un film e mi ritrovo a fare il tifo per il Cattivo di turno. A volte mi chiedo se la mia mente non abbia qualche problema. Beh, chi mi conosce saprà per certo che tanto normale non lo sono, ma questa non è la sede più adatta per farmi psicanalizzare da chicchessia - non ne ricavereste niente comunque!
Il fatto è che in un mondo che ha conosciuto e, purtroppo, continuerà a conoscere il Male in tutte le sue forme - dai terroristi al marito che picchia la moglie e i figli - l'unica cosa di cui abbiamo bisogno è il Bene. Sì, quella luce che illumina le tenebre, che ci fa sentire sicuri e che ci incoraggia ad andare avanti per cercare altro Bene, altra luce.
Patetici, disgustosi sentimentalisti, direbbe qualcuno.
Eppure nel mondo non-reale della letteratura e del cinema, provo una costante e morbosa passione per i cattivi di turno, per quel Male che spesso viene soggiogato dal Bene e, che per una volta tanto, vorrei veder vincere. Badate bene, i Cattivi di cui parlo non devono essere bastardi perché non sanno cosa fare nel tempo libero - a parte Anton Chigurh di Non è un paese per vecchi, di cui non si sa niente del suo passato e quindi neanche cosa lo abbia spinto a diventare così inquietante, eppure lo amo ugualmente nella sua bastardaggine. Testa o croce? Dai, ti da anche il 50% di possibilità di salvarti, che vuoi di più dalla vita? Oppure lo Sceriffo di Nottingham di Robin Hood, il Principe dei Ladri, interpretato dal magistrale Alan Rickman: quello sì che è veramente un bastardo, ma come si fa a non amarlo?
Però, i Cattivi di cui parlo devono avere una psicologia complessa e una storia alle spalle che mi spieghi il motivo per cui sono diventati ciò che sono. Insomma, quel tipo di persona con tanti problemi in famiglia che lo hanno segnato per sempre e lo hanno trasformato in un mostro, quelli che ti portano a chiederti: perché sei diventato così? Cosa ti è accaduto?
 Ci sono tanti, troppi Cattivi di cui sono profondamente innamorata, e non mi basterebbe una giornata per elencarli tutti e spiegarne le ragioni. Quindi, dopo un'attenta analisi, ne ho scelto solo alcuni provenienti dai film/libri/videogames che più ho amato in tutta la mia vita.

Iniziamo con il libro che mi ha cambiato l'immaginazione e mi fa ancora sognare come una bambina - che Dio, o qualsiasi cosa ci sia dall'altra parte, abbia in gloria il Professor Tolkien! Nel mondo immaginario di Arda sono molteplici le figure maligne che tentano e delle volte riescono ad intaccare la tranquillità, primo tra tutti Melkor, per arrivare a Sauron. Ma ne Il Signore degli Anelli mi son ritrovata ad amare i Nazgûl, pur facendo il tifo per i Rohirrim, Gondoriani, Hobbit e compagnia cantante. Insomma, in un mondo bello e idilliaco come la Terra di Mezzo, chi vorrebbe vedere il Male trionfare? Io no di certo! Eppure i Nazgûl sono nove figure così tristi da commuovermi. Un tempo erano uomini come noi, con le loro debolezze e i loro difetti, e proprio a causa della loro natura umana sono stati corrotti dall'avidità di potere che li ha consumati lentamente ed inesorabilmente - grazie anche agli inganni di Sauron. Ora sono delle anime inquiete, che vagano sulla terra con un unico scopo: quello di servire il loro Oscuro Signore finché esso rimarrà in piedi - il che è tutto dire, visto che ha solo un occhio. I Nazgûl non hanno alcun controllo di se stessi, non hanno un corpo né una mente, e dunque non hanno coscienza di quando seminano il panico e uccidono senza distinzione chiunque gli ostacoli il passaggio. Il loro essere cattivi è qualcosa che non hanno mai voluto in vita; l'unica loro colpa è stata quella di agognare potere. Poi, se aggiungiamo il fatto che strillano, cavalcano destrieri neri avvolti da tuniche altrettanto nere e non hanno volto... insomma, sono magnifici!

Poi ci sono quei personaggi che appaiono come terrificanti e crudeli, come Erik, de Il Fantasma dell'Opera; ma come puoi odiare un personaggio travagliato come lui? Un uomo che ha sofferto la solitudine per tutta la vita, abbandonato dalla propria famiglia per il suo aspetto, costretto a vivere nelle viscere di un teatro dove nessuno può disturbarlo e vedere l'orrore del suo volto mascherato, in cui il suo genio cresce, in barba a chiunque sia pronto a giudicarlo solo per le apparenze, e che aveva creduto di aver trovato finalmente l'amore di una vita. Amore che risulta essere qualcosa di diverso dalla morbosa passione che lo spinge a compiere follie per il dolore e che lo porta alla morte. Un uomo così merita solo un forte abbraccio e tanto, tanto amore - anche se ha ucciso.

E poi Frollo, di Notre Dame de Paris, talmente umano e debole che mi ha fatta piangere più e più volte durante la lettura del romanzo. Un uomo che ama un fratello odioso, che cerca tra i libri e lo studio la sua tranquillità, rovinata poi dall'arrivo di Esmeralda che gli serve su un piatto d'argento un sentimento che non ha mai potuto conoscere e che confonde con l'amore carnale. Frollo impazzisce e soffre, e impazzisco e soffro anche io con lui. Preferirebbe addirittura sentirsi dire una menzogna, pur di trovare nuovamente quella tranquillità abbandonata anni prima. Persino nel cartone animato della Disney non riesco totalmente ad odiarlo, mi fa una pena impressionante.

E a proposito di fratelli che tentano di rovinare la vita agli altri, dico un solo nome: Loki, il Dio degli Inganni (e non mi riferisco solo al personaggio dei comics della Marvel, che ho adorato, ma in particolare a quello cinematografico che troviamo in Thor e in The Avengers, magistralmente interpretato da Tom Hiddleston). Dio degli Inganni che era il Dio della Tenerezza prima ancora di scoprire - per puro caso - di non essere il reale figlio di Odino, ma bensì un Gigante di Ghiaccio preso in custodia dal Padre degli Dèi quando era ancora in fasce, abbandonato nel perenne inverno di Jotunheim perché troppo piccolo e fragile per servire a qualcosa. Loki è un personaggio così complesso e pieno di sfaccettature che ho anche timore di addentrarmi troppo nella sua mente. È altamente intelligente, calcolatore e sveglio, a differenza del fratello più impulsivo e arrogante, e ha sempre sofferto l'inferiorità nei confronti di Thor, soprattutto perché secondo lui Odino non lo amava abbastanza. Scoprire il grandissimo segreto e la terribile menzogna con cui è cresciuto gli regala una tale rabbia, un tale disprezzo per quella che considerava la sua famiglia e un senso di non appartenenza che lo porta a rivendicare un trono - di Asgard o della Terra, non ha importanza - perché come Thor lui è nato per diventare Re, un giorno; non appartiene a nessuna razza, perché gli Aesir lo hanno ingannato e gli Jotun lo hanno abbandonato. L'odio e la rabbia lo accecano, crede finalmente di avere uno scopo nella vita, eppure i ricordi di ciò che era stato e l'amore incondizionato del fratello riescono a smuoverlo, almeno un minimo - chi non ha notato la lacrima che gli sfugge in The Avengers mentre combatte con Thor sulla Stark Tower? Non si può odiare Loki. Come disse qualcuno "ha solo bisogno di un abbraccio, una bella dormita e un po' di terapia".

E Sephiroth, da Final Fantasy VII. Sephiroth è stupendo. Diventa quello che è - cioè il miglior bastardo di tutti i videogames - quando scopre di essere il frutto di un esperimento della Shinra, che gli iniettò le cellule di un essere extraterrestre quando ancora non era nato. Come potete pretendere che un uomo possa rimanere lucido una volta che scopre la sua reale natura? Ovviamente sclera alla grande e si convince di essere destinato a diventare un Dio per prendere il controllo della Terra. Ahi, questi Dei con le manie di grandezza! Qualcuno gli dica che la Terra è già abbastanza incasinata di suo per aggiungerci i loro casini familiari!

Vogliamo parlare del sociopatico Dexter Morgan, serial killer da una vita per reprimere i suoi istinti omicidi dovuti ad un trauma infantile? Lui almeno uccide con criterio: chiunque l'abbia scampata alla giustizia e sia chiaramente colpevole di omicidio. (A proposito, un appello spassionato allo scrittore Jeff Linsday: si sbrighi a scrivere il nuovo romanzo, quest'attesa mi distrugge!) E poi il suo senso dell'umorismo è  così nero che mi uccide dalle risate - e forse dovrei iniziare a preoccuparmi sul serio.

E poi Dracula... ma c'è davvero bisogno di spiegazioni?

Un esempio di Cattivo che proprio non digerisco e che vorrei distruggere con le mie manine è il vescovo Waleran de I pilastri della Terra di Ken Follett: un personaggio così subdolo, meschino e crudele da disgustarmi fin dalle prime righe. Ecco, lui è il Male con le gambe - anche se dovrebbe fare del bene, il che è ancora più inquietante. Sono quelli come lui che meritano una sconfitta sonora e più dolorosa della morte.
Ma alla fine, non è proprio il ruolo dei Cattivi quello di farsi odiare? Perché invece molti di noi li amano? Provare empatia per un personaggio immaginario è semplice e quasi scontato, soprattutto se lo scrittore o l'attore o il regista sono in grado di raccontare una storia credibile e valida. Provare empatia per qualcuno che invece calpesta realmente questa terra e compie i crimini più disparati, nonostante tutti i problemi vari ed eventuali che potrebbe aver avuto in passato, ci riesce più difficilmente. Quanto strana e complessa è la psicologia umana!

Ma io non sono psicologa, né sarà il mio lavoro in futuro né mai; la cosa importante che abbiamo imparato da questa lezione è che amo i reietti. Oh, povera me!

giovedì 26 gennaio 2012

30 giorni di film - 01. Il tuo film preferito

Sulla scia della nuova moda scoppiata su facebook (30 giorni di musica, 30 giorni di libri, 30 giorni di film, 30giornidiquellochetipare), ho deciso che farò anche io questa sorta di "test", ma sul mio blog, approfittando della cosa per recensire e commentare - e, se c'è ancora qualcuno là fuori che legge queste demenzialità, magari sentire i vostri pareri.


Iniziamo ovviamente dal mio film preferito. Scelta ardua, dato che nel gradino più alto del podio ce ne farei stare anche qualcun altro, ma diciamo che il mio cuore grida di gioia ogni volta che vede nella programmazione tv Quei Bravi Ragazzi, capolavoro di Martin Scorsese, uno dei registi che più adoro. Il film è un gangster-movie del 1990, e annovera tra i protagonisti attori come Robert de Niro, Ray Liotta e Joe Pesci. Racconta la vera storia di Henry Hill, un uomo cresciuto nella Brooklyn più degradata, con un unico sogno che, in apertura di pellicola, viene subito chiarito:
Che io mi ricordi, ho sempre voluto fare il gangster. Per me, fare il gangster è sempre stato meglio che fare il Presidente degli Stati Uniti.
(Frase che, tra le altre cose, è citata parola per parola dal vero Henry Hill in un intervista al giornalista Nicholas Pileggi.)
Il piccolo Henry inizia la sua carriera come picciotto del capo mafioso locale e, grazie alla sua bravura, entra a far parte del giro di contrabbando e furti, ossia tra i "bravi ragazzi". Jimmy Conway e Tommy DeVito sono i suoi due migliori amici e colleghi, entrambi estremamente violenti se provocati - memorabileTommy (interpretato da Joe Pesci) che spara al piede di un cameriere per un'idiozia, o quando provoca un compagno facendo finta di essere offeso nel profondo per una semplice ed innocente frase: è proprio buffo! 
Il colpo più grosso è quello sferrato tra gli anni 60 e 70 ai danni delle più grandi compagnie aeree, a cui rubano milioni e milioni di dollari. Ma ovviamente tutto ha una fine e in storie come queste niente si risolve per il meglio.
Scorsese offre una visuale cruda e dura della New York in cui il gangsterismo regnava sovrano; tra un omicidio a sangue freddo e una rapina, tra un occultamento di cadavere e vendette varie, Henry crea la sua vita fatta di crimini, matrimoni e amanti - che vede regolarmente ogni weekend nel locale che lo ha visto crescere, e in cui tutti, di tacito accordo, portano le mogli esclusivamente il venerdì, per non avere sorprese di alcun tipo.
Non so spiegare perché questo film mi sia entrato nel cuore: forse perché le storie di mafia italo/americana mi hanno sempre affascinata e spaventata nel contempo, forse perché Scorsese è una garanzia, o forse perché a recitare ci sono tre dei miei attori prediletti... comunque sia è uno dei pochi film che riguarderei in loop senza stancarmi mai - e infatti non me lo perdo una volta, quando viene riproposto in televisione.


E il vostro film preferito qual è?

Mrs. DeVito: Figliolo quand'è che ti trovi una brava ragazza pure te?
Tommy: Mamma, io ne trovo di bravissime tutte le sere!

domenica 22 gennaio 2012

Elementare, Watson!

Sono passati eoni dall'ultimo aggiornamento, ma non sono morta - non ancora, per lo meno. Neppure dopo quattro mesi intensi ed appaganti come quelli che ho appena trascorso. Sono belli quei momenti in cui ti rendi conto di essere stanchissima, ma incredibilmente felice del tuo lavoro e delle tue fatiche!
Anyway, non sono tornata a scrivere per divagare sulle mie battaglie contro plastici giganti di balsa, bensì perché questo spazietto mi mancava, così come la voglia di scrivere e di recensire qualcosa che mi è entrato nel cuore. In realtà molte sono le cose che vorrei pubblicizzare - da libri a film e serie TV - ma visto che ora ho un po' più di tempo per respirare, anche se sono sempre nel periodo catastrofico di esami, mi prendo la briga di impegnarmi e di recuperare il recuperabile. :)
Inizio dalla fine, se così posso dire, cioè con l'ultima serie tv che ho finito di vedere in questi giorni e che mi ha... spiazzata?, scioccata?, fatta innamorare? Un po' tutto, in realtà.

Sherlock è una serie britannica della BBC, ideata e diretta da Steven Moffat e Mark Gatiss, che ricalca le vicende del noto investigatore inglese Sherlock Holmes, con un particolare interessante ed originale: è ambientata ai giorni nostri. Non è da stupirsi, quindi, se i personaggi interagiscono attraverso blog, telefonini e quant'altro in ogni momento della storia. Non ho mai letto tutti i libri di Sir Conan Doyle - cosa a cui devo assolutamente porre rimedio - ma conosco bene o male le vicende e la genialità e la maestria con cui ogni singolo dettaglio dei romanzi è riletto in chiave moderna mi lascia stupita e sconcertata: dai personaggi principali (Holmes, Watson, Mrs Hudson, Lestrade e il grandissimo Moriarty, fino a Irene Adler), al famoso berretto dalla doppia visiera dell'investigatore, fino agli avvenimenti dell'ultima puntata della seconda serie, che non spoilerò perché non ancora uscita in Italia, ma perfettamente azzeccati.
Gli attori sono quanto di più perfetto potessero trovare: ammetto di aver iniziato a seguire questa serie per Martin Freeman, futuro Bilbo Baggins ne Lo Hobbit di Peter Jackson (di cui parlerò in un post a parte), che interpreta un ottimo e divertente John Watson, così devoto all'amico Sherlock fino alla fine da commuovermi. L'investigatore è invece interpretato da Benedict Cumberbatch, attore sconosciuto fino a qualche giorno fa, ma di cui mi sono innamorata... per la sua voce. Cristo, che voce, rimarrei ad ascoltarlo tutto il giorno! E a proposito de Lo Hobbit, anche lui farà parte del film, doppiando il drago Smaug e Sauron - altro ottimo motivo per guardarlo in lingua originale! Voce spettacolare a parte, il suo Sherlock Holmes è ecclettico, strambo (come lo descrive la detective Donovan), tremendamente geniale e per questo irritante. Nonostante le intere vicende siano ambientate nel ventunesimo secolo, ha comunque l'aria di un uomo fuori dal tempo, con quel suo cappotto lungo e dal colletto perennemente sollevato, la sciarpa intorno al collo e le vestaglie in raso elegantissime che sfoggia in casa. Semplicemente lo adoro, forse anche più del Sherlock Holmes di Robert Downey Jr. (per quanto ami anche la versione di Guy Ritchie).
E che dire del folle cattivo Moriarty? Interpretato da un altro sconosciutissimo Andrew Scott, è pazzo, geniale, totalmente e incontrollabilmente con le rotelle fuori posto, eppure intelligentissimo, gira e rigira le carte in tavola continuamente, seminando dubbi, dolori e problemi senza sosta.
La colonna sonora, per quanto sia corta - sono quattro tracce in tutto, e del tutto simili tra loro - è buona e la sto ascoltando in loop da tre giorni - vi ho mai parlato della mia folle ossessione per le soundtrack, no?
Il problema è che la seconda stagione è finita questo mese e per la terza dovremmo attendere parecchio... cosa che mi ucciderà lentamente.
L'unico difetto? Ogni stagione dura troppo, davvero troppo poco: tre puntate di un'ora e mezza circa ciascuna. Propongo una petizione per allungarle!
Sherlock Holmes: Shut up.
Lestrade: I didn't say anything.
Sherlock Holmes: You were thinking. It's annoying.