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martedì 27 settembre 2011

Hidalgo - Oceano di fuoco


Hidalgo - Oceano di fuoco - 2004, di Joe Johnston, con Viggo Mortensen, Omar Sharif, Louise Lombard, Zuleikha Robinson.


Breve trama: Siamo alla fine del 1800 e in Arabia si tiene una corsa a cavallo che vive da secoli: l'Oceano di Fuoco, tremila miglia lungo il deserto, in cui partecipano tutti i cavalli di razza pura e nobile. Frank T. Hopkins viene ingaggiato da uno sceicco, con il suo Hidalgo, un mustang che ha la fama di essere il più veloce cavallo occidentale. Tra tempeste di sabbia, invidie e trame di corruzione, la storia vera di un uomo e del suo cavallo. Di due amici per la vita.

Ci sono molti fattori che mi hanno spinta a guardare questo film, seppur con un tremendissimo ritardo rispetto alla data di uscita.
Primo tra tutti Viggo Mortensen, e non per un puro motivo di fangirlismo - che sia bello come il sole è un dato di fatto! - ma perché qualsiasi interpretazione dia sono sicura che non mi deluderà; riesce sempre e comunque a commuovermi e a divertirmi, uno dei migliori attori in giro per Hollywood di questi tempi.
Secondo motivo, adoro i cavalli e i cowboy, e Viggo Mortensen + cavalli + cowboy = da non perdere! Viggo interpreta un uomo che ha qualche problemino con l'alcool, che è rude e impacciato con le persone di una certa risma, ma possiede una saggezza che pochi hanno. Un mix eccitante e divertente, senza dubbio!
Terzo, ma non ultimo, le musiche. Come saprete sono un'appassionata di colonne sonore, non perdo occasione di ascoltarle e di farmi una cultura su nuovi e vecchi compositori, e appena ho letto che James Newton Howard aveva diretto la soundtrack, beh... sapevo che me ne sarei innamorata immediatamente. E così è stato: i toni arabeggianti di archi e strumenti a fiato sono da brivido - inutile dire che le sto ascoltando a ripetizione da giorni.
La fotografia è ottima, con certe inquadrature e colori che fanno venire quasi sete in tutto quel deserto, sebbene tu sia su un divano e col condizionatore acceso. Recitazione superba, cavallo/i compreso/i.
Non nego che, per una come me dalla lacrima facile, alla fine mi sia commossa. Splendido, davvero uno splendido film! Dura quasi due ore e mezza, ma ne vale assolutamente la pena... e passano quasi senza accorgersene.

Corri, fratellino. Seminali tutti.


sabato 3 settembre 2011

Perché gli edifici stanno in piedi


Perché gli edifici stanno in piedi? Bella domanda! Viene da chiederselo soprattutto quando si vedono quei mostri snelli e altissimi chiamati grattacieli, oppure quei bei ponti sospesi che si reggono grazie ad (apparenti) esili fili di acciaio.
L'architettura è una scienza complessa, staticamente parlando. Lasciamo da parte i discorsi "bello, non bello, mi piace, non mi piace", perché se la qualità estetica di un qualsiasi edificio è, per gli utenti, la questione più impattante - viveteci voi con un obrobrio di calcestruzzo accanto alla vostra graziosa casetta! - alla base di tutto c'è ovviamente la statica, e tutti quegli studi e tecnologie che, con il tempo, hanno permesso la costruzione di un arco con le sue varianti, di una cupola, dei moderni scheletri travi-pilastri, eccetera eccetera.


Questo libro è adorabile. Perché affronta con grande semplicità, ironia a volte, e un'immensa precisione qualsiasi tema riguardante l'edificazione di un edificio, partendo dalle piramidi egizie, passando per i nuclei abitativi dalla preistoria ai giorni nostri, le moderne opere in acciaio e calcestruzzo armato, cattedrali gotiche, ponti di Manhattan e così via. Un libro che rende comprensibile tutte quelle azioni svolte da un pilastro ma che non è possibile vedere ad occhio nudo, rivolto tanto a chi studia architettura o ingegneria, quanto a chi considera l'architettura una passione e vuole approfondirne certi aspetti.
Il tutto con genuina semplicità e numerosi disegni esplicativi - sono disarmanti gli esempi che utilizza per spiegare le forze che agiscono su un corpo, o le forme di una copertura più resistenti di altre, semplicemente prendendo gli oggetti vicino a noi, come matite e fogli, e sperimentando in prima persona. Anche parlare di sforzi di trazione, compressione, flessione e così via sembra come una chiacchierata sul tempo previsto domani.
E poi sono bellissimi gli anneddoti su Brunelleschi riguardo al lavoro con Ghiberti, o il racconto della nascita di un grattacielo, dalla scelta del lotto fino alla fine dei lavori, o del genio di Eiffel nel progettare con precisione millimetrica la torre più famosa del mondo, o le infinite peripezie per il ponte di Brooklyn.
Lo consiglio a tutti coloro che amano questo splendido mestiere; questa è la quarta volta che lo rileggo per preparare un esame, ma mi piace così tanto che lo faccio con piacere.
Chiudo con una citazione del libro, che riassume in tutto e per tutto il motivo per cui amo questo lavoro e sono orgogliosa della mia scelta.

Se osserviamo un grattacielo in cantiere dal punto di vista costruttivo, rischiamo di dimenticare che il copositore e il direttore d'orchestra che dirige l'esecuzione dell'opera, è l'architetto. È lui il creatore dell'edificio e capo della squadra. È a lui che vanno la gloria e l'assoluta responsabilità nei confronti del cliente, degli inquilini e, soprattutto, del pubblico. Oggi, l'architettura è una delle professioni più emozionanti e creative che esistano, ed è talmente complessa che solo a pochi, alla fine della loro carriera, va il riconoscimento di essere statigrandi architetti. Artista e tecnico, leader di gruppi di persone ed esperto nei campi mutevoli della politica e della finanza, l'architetto è forse il più grande umanista nella nostra società, così compless e, a volte, così caotica.
[dal capitolo 7. I grattacieli - La nascita di un grattacielo]