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martedì 15 giugno 2010

Donna Nicanora e il negozio di cappelli



Le guide turistiche citano solo brevemente Valle de la Virgen, limitandosi a menzionare il fatto che, a dispetto dell’innegabile interesse storico e del fascino leggendario, essa rimane una meta turistica pressoché sconosciuta. Una guida ormai fuori commercio sosteneva persino che Valle de la Virgen non fosse altro che una leggenda inventata dai viaggiatori e che in realtà la strada conducesse semplicemente a un impenetrabile acquitrino.
[Citazione presa dal primo capitolo.]


Donna Nicanora e il negozio di cappelli è un libro di Kirstan Hawkins, pubblicato da Corbaccio.

Ho iniziato a leggerlo domenica, domani conto di finirlo. E dire che l'ho scoperto per caso nella libreria di casa!
Le vicende si svolgono in un paesino sperduto, chiamato Valle de la Virgen, abitato dai soliti paesani, che fanno le solite cose, ogni santo giorno.
C'è donna Nicanora, che sogna una vita migliore da sempre ma che ha avuto solo delusioni; c'è don Cosbo, da sempre innamorato di Nicanora, relegato a fare il barbiere e circondato dagli amici di una vita; c'è Ernesto, il figlio scapestrato di Nicanora; Arturo, un medico che è passato dall'università ad un mondo totalmente differente dal suo; don Rodriguez, il sindaco che nessuno osa contraddire...
Una vita monotona e piena di superstizioni, finché non arriva uno straniero (o Gringito, come lo chiameranno gli abitanti del paesello), che scombussolerà gli equilibri di tutti con le stranezze che si porta dietro. Il tutto condito da un pizzico di romanticismo, divertimento e malinconia.
E' un libro fresco, che si legge piacevolmente, grazie anche allo stile pulito e scorrevole, che racconta una storia per niente scontata e delle volte esilarante.
Lo consiglio caldamente a tutti se volete farvi due risate e passare del tempo rilassandovi e sognando un posto come quello, lontano dal caos della città, lontano dalla modernità.

mercoledì 12 maggio 2010

Non è (davvero) un paese per vecchi

Di gente strana ne ho vista nel corso della mia vita. Eccome. Barboni che pretendevano un pasto caldo senza pagare. Uomini che entravano ubriachi facendo un casino della Madonna e qualcuno che, gentilmente, li portava via di peso. Ragazzine che si fermavano per mangiare qualcosa e ripartire subito senza una meta, lontano dalla loro famiglia, dai loro problemi. Coppiette che fuggivano dalla loro vita quotidiana o semplicemente si fermavano nel motel per consumare una notte, al riparo dagli occhi indiscreti di chi sapeva che erano sposati e con figli a carico. Una volta me l'ero anche vista brutta durante un tentativo di rapina. Erano due ragazzi di neanche diciotto anni, alla loro prima rapina. E si vedeva, le mani che reggevano le pistole – finte – tremavano a vista d'occhio. Per lo stupore e lo spavento mi cadde il vassoio con il pranzo dalle mani, che rovinò tristemente a terra. Peccato per loro che quello era il pranzo di un uomo che odiava buttar via il cibo. Lo sceriffo Bell. Oh, ricordo ancora quel momento come se fosse ieri. Uno dei due ragazzini gli aveva gridato: “Dammi il portafogli, cazzo!” E lui, in tutta tranquillità, l'aveva guardato per qualche istante, dicendo poi: “Mi hai rovinato il pranzo, lo sai?” Inutile dire che quei due benedetti ragazzi si pisciarono addosso dalla paura quando lo sceriffo estrasse la sua pistola – vera, per altro – e li costrinse a leccare il pavimento, sdraiati per terra. “Ora pulite tutto, chiaro?”, aveva detto. Poi, scrollando le spalle, si era voltato verso di me, mortificato: “Helen, mi dispiace, dovrà farmi avere un altro piatto. In compenso, potrei avere due scope? Questi due disgraziati devono pulire per terra.”

Lo sceriffo Bell era l'unica persona in paese che aveva tutta la stima da parte di tutti. Era stato eletto sceriffo quando ancora era giovanissimo, ma aveva le palle per far regnare la tranquillità in tutta Sanderson. Non avevo mai conosciuto un uomo che potesse perennemente preoccuparsi dei problemi della società in cui vivevamo. Quando scambiavamo due chiacchiere mi raccontava sempre delle sue preoccupazioni per il futuro. Diceva che ormai le nuove generazioni erano così diverse dalla mentalità che era abituato a conoscere, che quasi non riusciva a tenerle a freno. E aveva ragione, lo sceriffo. A volte stentavo a riconoscere i fatti che leggevo sul giornale o sentivo alla televisione, tanto erano assurdi. “La droga è una brutta bestia.”, mi diceva tra un sorso di caffè e l'altro. “E' per questo che li stiamo perdendo tutti, uno ad uno. Sei stata fortunata tu a crescere in un periodo ancora tranquillo. Prima i bambini potevano giocare per strada senza preoccupazioni fino alle nove di sera. Ora se rientrano quando è ancora luce è meglio, chissà altrimenti cosa potrebbe succedere.”

Ultimamente, però, lo trovavo sempre più angosciato. Non era solo per le sue preoccupazioni. C'erano una serie di casi di omicidio irrisolti, cosa mai vista nella nostra contea. E lui se ne sentiva responsabile. Perchè non era riuscito a proteggere le persone del suo villaggio. Perchè non era riuscito a catturare l'assassino. Ma nessuno gliene faceva una colpa. Come avremmo potuto?

A volte mi sorgeva spontanea una domanda. Dove saremo andati a finire di quel passo? La gente moriva, uccisa da altra gente, per motivi che rasentavano il ridicolo. Perchè era ridicolo che tutto quel polverone fosse stato alzato per una valigetta zeppa di soldi sporchi. Con quale diritto un uomo crede di avere il potere di togliere la vita ad un altro? A volte me lo chiedo, ma purtroppo non son mai riuscita a trovare una risposta.

E detto in tutta franchezza, non so se avrei voluto veramente conoscerla. Non lo so neppure ora.


Ennesimo delirio notturno che mi è venuto in mente osservando la locandina di Non è un paese per vecchi che ho in camera, prima libro poi film che ho amato e amo ancora.

Magari è il prologo di un qualche cosa, ma ho troppi racconti che bollono in pentola, quindi credo che per ora rimarrà a fermentare per qualche tempo. :)

venerdì 12 marzo 2010

Happiness

Oggi non farò la solita recensione, perché ho guardato così tanti bei film in questi ultimi giorni che lo farò poco a poco (The Hurt Locker, che merita tutti e sei gli oscar che ha vinto, Good Night and Good Luck, splendida pellicola in b/n ambientata negli anni 50, tanto per dirne due che mi son rimasti nel cuore...), ma domani è un gran giorno e io non sto più nella pelle.
Domani rinizia il Mondiale di Formula 1 (o meglio, è iniziato oggi con le prove libere), ma non sarà un mondiale come gli ultimi tre... Non ci sarà più Kimi, cosa per cui sto ancora piangendo... AlFonso sarà alla Ferrari, cosa che ancora non riesco a mandar giù... Non ci saranno più i rifornimenti, una tristezza immane...
Ma ci sarà Lui.
Il mio unico, solo, esclusivo amore della mia vita.Michael.
Forse sto sognando, o forse i sogni si avverano veramente se continui a sperare che diventino realtà, prima o poi... Fatto sta che domani lo vedrò nuovamente su una monoposto di formula uno - e chissene se non sarà sulla Ferrari ma sulla Mercedes! - piangerò e gioirò come tre anni fa, perché solo lui può darmi quelle emozioni così intense con un volante tra le mani. L'uomo che non sa neanche che esisto, ma che mi ha insegnato così tante cose che ormai non mi vergogno più a dire che è il mio idolo vivente, il mio "papà".
Perché mi batte forte il cuore anche al solo pensiero che domani vedrò Michael Schumacher in pista, a combattere per la pole, a combattere per il Mondiale - perché io lo so, può tornare a vincere.E so anche che da quì a tre anni io andrò a vederlo, costi quel che costi io andrò ad un gp, in Italia, o in capo al mondo io ci andrò. E tiferò Lui, nessun altro.

E in quel momento sarò la persona più felice del mondo.
Grazie Schumi.

sabato 13 febbraio 2010

Martian child - Un bambino da amare

Martial Child - Un bambino da amare - 2007, di Menno Meyjes, con Bobby Coleman, John Cusack, Joan Cusack, Amanda Peet.

Visto ieri notte per la prima volta, mi sorprende di essermelo perso in questi due anni! Volevo vedere qualcosa di leggero e, dopo aver letto la trama, pensavo che fosse un film veramente troppo leggero, una commediola da quattro soldi, ma... Mi son ricreduta.
Breve trama: David Gordon è uno scrittore che, dopo la morte della sua donna con cui aveva deciso di adottare un bambino, decide di fare il grande passo ed entra in contatto con un ragazzino con parecchi problemi, primo fra tutti la convinzione di venire da Marte.

Dico di essermi ricreduta perché è un film incredibilmente profondo, che tocca parecchi punti cruciali della vita: le difficoltà dell'adozione, i traumi che un bambino può subire dopo l'abbandono da parte dei genitori, la forza che bisogna avere per cercare di aiutarlo a vivere nuovamente.
E' una storia così tenera e mai banale, e un grande applauso va' al bambino, interpretato dal piccolo Bobby Coleman, che è entrato così in simbiosi con il suo personaggio Dennis da sembrare vero. Mi ha fatta piangere!
John Cusack è lo scrittore che entra in profonda crisi dopo la morte di Mary, che addirittura non riesce più a scrivere per il dolore. E l'arrivo di Dennis è provvidenziale, perché lentamente lo aiuta a riprendere in mano la sua vita, a fargli capire che il mondo (quello della letteratura, per esempio) vuole sempre che tu sia quello che esso vuole, e non accetta diversità, stranezze. Credere di provenire da Marte è senza dubbio una stramberia unica, ma sono immagini che vengono dalla mente di un bambino che ha avuto un'infanzia da dimenticare, a cui però si deve il merito della sua schiettezza e genialità.
Dolcissimo vedere come lo scrittore si improvvisi padre, goffamente all'inizio, nel suo cercare di assecondare il figlio adottivo, mentre cerca di trovare una via per farlo tornare con i piedi sulla realtà. - Piedi che, tra l'altro, il bambino vuole tenere fermamente saldi al suolo, per paura che voli via dalla Terra!

Lo consiglio a tutti coloro vogliano trascorrere poco più di un'ora e mezza con piacere e un pizzico di serietà.

Abbiamo discusso molto sul fatto di mettere al mondo un bambino, ma come discutere il fatto di amarne uno che già esiste? - David Gordon

venerdì 5 febbraio 2010

Masquerade

La notte è fredda, tagliente come un coltello appena forgiato. Avvolge l’intera Parigi con una leggera foschia, calata dopo il tramonto a galleggiare sospesa di qualche metro, immobile, cupa.
La notte è fredda e gelida, ma il via vai di carrozze davanti al Teatro più discusso della città non sembra voler cessare. I cocchieri, nel loro miglior completo da sera, abbandonano la sella per qualche minuto, correndo ad aprire il portello per far strada ai più importanti signorotti di Parigi, accompagnati dalle loro signore eleganti e regali, superbe nella loro bellezza.
La musica è sorprendente, maestosa, degna per festeggiare l’ultimo dell’anno tra balli e danze.
Guardi con falso interesse l’intero salone gremito di persone in maschera, che ridono, bevono e danzano senza pensieri di sorta, ignari della tua presenza, ignari di quello che potresti fare. Sei come un’ombra che scivola silenziosa contro le pareti, sei il vento che soffia gelido da uno spiffero, sei come un sussurro che si perde nell’aria.
Sei tutto, tranne che un uomo per quella gente ipocrita che non ti capisce, che non ti accetta.
Sorridi amaramente nel buio, i tuoi occhi brillano sinistri di una luce poco promettente. Feccia, sono solo feccia davanti al tuo cospetto.
Ed intanto la musica continua ad infrangersi per tutto il Teatro, il tuo Teatro, fragorosa e gioiosa, in un vortice di abiti che svolazzano seguendo il suo ritmo.
Un nuovo anno è alle porte, un nuovo anno da festeggiare, uno da salutare.
E tu, anima inquieta, tu cosa hai da festeggiare?
Niente.

Piccolo sprazzo di un qualche cosa che ho partorito in una notte insonne, mentre ascoltavo la Masquerade del Phantom... E come sempre la mia mente ha vagato nel pensare a come potesse sentirsi Lui, mentre tutti festeggiavano alla faccia sua, una faccia deforme, la stessa faccia che lo costrinse a nascondersi dalle grinfie del mondo quando era ancora un bambino.
Non so se questo pezzetto di testo farà mai parte di qualche mio racconto, per ora rimane lì, in un documento di Word, in attesa di sviluppi...

...Al massimo riposerà nei meandri della mia cartella personale, pazienza!

venerdì 29 gennaio 2010

Dorian Gray

Dorian Gray - 2009, di Oliver Parker, con Ben Barnes, Colin Firth, Rebecca Hall.


Premettendo che questo film mi ha delusa amaramente, non potevo esimermi dal recensirlo ugualmente, opinioni a parte.
Breve trama per capire la situazione: Dorian Gray è un bellissimo ragazzo che giunge a Londra, luogo in cui viene coinvolto dalla mondanità e dalle peccaminose abitudini dei nobiluomini come Lord Henry Wotton, l'uomo che diverrà il suo "mentore" e che lo trascinerà per la via della perdizione. A Londra incontra anche un pittore, Basil Hallward che, innamoratosi della sua bellezza, decide di ritrarlo in un dipinto. Dorian, rendendosi conto che il fluire del tempo, un giorno, gli avrebbe portato via la sua aitante giovinezza, farà un patto col diavolo, per rimanere bello e giovane in eterno.

Prima di tutto, per chi non lo sapesse, Dorian Gray è - o dovrebbe essere - tratto dal romanzo di Oscar Wilde, Il Ritratto di Dorian Gray, il mio scrittore preferito e autore di uno dei miei romanzi altrettanto preferiti.
Ho detto dovrebbe essere tratto perché durante la visione del film e alla fine mi son chiesta se non avessi guardato qualcos'altro di totalmente diverso. Forse è colpa mia che l'ho guardato con gli occhi di un'accanita Wildeiana (permettetemi il termine!), forse volevano fare una rivisitazione in chiave moderna di Dorian Gray, forse mi son persa qualcosa... Ma questo film incarna tutto tranne che il romanzo di Wilde.
Vediamo ora perché.

Partiamo dai personaggi e dalla cosa che salta subito agli occhi guardando questo film: la perversione. Sì, i personaggi, tutti, sono dei perversi drogati di sesso... e drogati e basta, tra fumi ed alcol a palate. Lord Henry, che nel romanzo è, sì, colui che apre gli occhi al giovane Dorian, nel film è quello che gli fa scoprire i casini - nel senso di luoghi frequentati da donnine molto generose - quello che lo "istiga" a lasciarsi andare e a godersi la vita, perché una ne abbiamo e dobbiamo viverla al massimo. Bene, ma che bisogno c'era di rovinare un personaggio profondo come lui? Dove son finite le perle di saggezza di questo signore qua?
L'eterno giovane Dorian, invece, mi è parso come un burattino - troppo burattino per i miei gusti - nelle sue mani, un ragazzo che, per assecondarlo, frequenta anche orge, donne e uomini indistintamente.
Ora, siamo veramente sicuri che interpretare in questo modo il piacere che Wilde racconta sia quello più giusto? No, perché ad un certo punto mi è sembrato di vedere un film porno, davvero!
Per non parlare della scappatella tra Dorian e Basil, amore che nel romanzo è semplicemente platonico, l'amore di un pittore per il suo più bel soggetto e per il suo più bel ritratto... Nel film la finiscono a rotolarsi in un letto. Pazzesco, davvero!
Et dulcis in fundo, la figlia di Lord Henry, la bella Emily, che, per quanto mi sia spremuta le meningi, non ho ancora capito da dove sia saltata fuori (nel romanzo è poco più di una comparsa). Dorian ed Emily s'innamorano, come prevedibile, e anche questo è un mistero. Mah!
La chicca del finale (totalmente inventato di sana pianta) la lascio a voi se ancora non l'avete visto, io l'ho finita a ridere fino alle lacrime.

Posso sorvolare sul fatto che Dorian Gray, interpretato da un bellissimo e - nonostante la pietosità della trama del film - da un convincente Ben Barnes, fosse moro anzi che biondo come nel romanzo... Posso anche passare sopra ad un ritratto che sussurra e sibila manco fosse stato Voldemort, quando teoricamente sarebbe dovuto semplicemente invecchiare e ferirsi quando Dorian si feriva - e alla fine era un mostro che del vero Dorian non aveva niente in comune, neanche a testa in giù... Sono persino d'accordo sull'accento dark/horror che permea una Londra lugubre, perché alla fin fine non è certo una commedia... Ma per me è stata violenza, violenza psicologica allo stato puro. Con tutto che la regia, tralasciando il resto, ha fatto un ottimo lavoro in quanto ad ambientazione e scenografia, e che adoro Colin Firth che, come sempre, ha recitato splendidamente, ma in una parte che non certo per colpa sua è stata stravolta.
Mi dispiace che mi abbia delusa così tanto, forse avevo troppe aspettative, ma attendevo l'uscita di questo film da quanto avevo scoperto che fosse in produzione, davvero non stavo più nella pelle.

Lo consiglio solo se lo guardate con il pensiero che quello che andrete a vedere ha in comune solo i nomi dei personaggi e la vaga trama sull'eterna giovinezza...
Altrimenti guardatevi qualcos'altro e non perdete tempo.
Vi assicuro che il piacere è molto diverso dalla felicità. - Dorian Gray

domenica 24 gennaio 2010

Sherlock Holmes



Sherlock Holmes - 2009, di Guy Ritchie, con Robert Downey Jr., Jude Law e Rachel McAdams.


Diamo inizio alle danze di questo blog con la recensione di un film che aspettavo da tempo e che, finalmente, ho visto.
Breve trama per capire la situazione: l'investigatore più famoso di tutto il Regno Unito e il suo più fedele collega si ritrovano a gestire un caso bizzarro quanto misterioso, tra riti satanici, esoterici, resurrezioni e magia nera.
Detta così sembrerebbe un'idiozia totale (che ci azzecca la magia con Sherlock Holmes?!), ma fidatevi, è geniale, semplicemente. Certo non posso svelarvi il finale, altrimenti che gusto c'è?

Partiamo da lontano, l'ambientazione: una splendida Londra ottocentesca, messa in luce nei suoi angoli più scuri e misteriosi, caotica durante il giorno, affollata e viva. Bellissime le inquadrature sul Parlamento, i dettagli di una città che cresce e si modernizza con la costruzione del Tower Bridge (o almeno, a me è sembrato quello).
Passiamo ora alla colonna sonora: avvincente, mi è piaciuto tanto il ritmo scanzonato di alcune scene che vedevano Sherlock Holmes protagonista, con sviolinate varie ed annesse. Per una come me che adora le soundtrack sarà sicuramente parte della mia collezione!
E ora il cast - e che cast!
.Robert Downey Jr.: lo amo, semplicemente! E' un attore straordinario e ha dato un volto ad un personaggio letterario - che adoro - vivace, sveglio come dev'essere e tremendamente ironico. Il premio ai Golden Globe l'ha sicuramente meritato alla grande.
.Jude Law: altro attore che adoro dal profondo del cuore, ho amato l'aria di rassegnatezza alle follie del suo collega-amico che, nonostante l'apparenza scocciata a volte, segue sempre e comunque, anche a rischio della propria vita. Indimenticabili gli scambi di battute con R. Downey Jr.!
.Rachel McAdams: mi piace molto questa donna, è una grande attrice oltre che molto bella. Divertentissime le scenette con l'investigatore, bravissima nell'interpretazione dell'unico personaggio femminile degno di nota (la Mary del dott. Watson è un po' inspida per quel poco che si vede).
.Mark Strong: il cattivo della situazione - dato che ho un morboso amore per i malvagi - non potevo non citare il personaggio magicamente misterioso, calcolatore e ammantato, seguito sempre da un uccellaccio del malaugurio. *.*
Infine la regia: Guy Ritchie è un grande, l'ho sempre detto (Rock 'n Rolla *.*), la sua vena di azione si percepisce in ogni singola inquadratura. Geniale!

Insomma, se vi piace il personaggio, il mistero e le scene d'azione, oltre che la commedia, vi consiglio di vederlo. Ha anche riacceso in me parecchia creatività che devo, assolutamente, mettere su carta. Splendido!
Nulla è più sfuggevole dell'ovvio. - Sherlock Holmes



venerdì 22 gennaio 2010

Welcome to my Mad House

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile. (Fabrizio De André)
E con le splendide parole di Faber apro il mio nuovo blog, che sarà il teatro delle mie più grandi passioni: il la scrittura, il disegno, il cinema, i libri, la musica.
Scriverò di loro, perché sono parte integrante della mia vita, fatta di sogni trascritti sulle pagine di un quaderno, o schizzati sul mio blocco di disegno, materializzati davanti ai miei occhi quando ascolto le note classiche delle opere liriche o qua
ndo mi immedesimo in un film o nel personaggio di un romanzo.
Non vorrei che si pensasse che la mia vita è campata sulle nuvole, nella realtà ho ben saldi i piedi per terra, ma adoro vagare con la mente, andare in posti lontani che posso solo immaginare... E' un ottimo modo per fuggire la frenesia di tutti i giorni.
Spero vogliate seguirmi nel mio piccolo mondo e nella mia infinita follia, io vi do il benvenuto. :)