Il mio negozio online su Society6

lunedì 21 ottobre 2013

The Hobbit: An Unexpected Journey.

Per tutti i Valar e la barba di Odino! In questo blog c'è l'eco!
Non so quanti di voi, fedeli e pochi visitatori che avete avuto la sfortuna di incappare in questo spazietto, siano ancora in attesa di un aggiornamento - e probabilmente anche morti nel mentre - ma rieccomi qui. Qualcuno lo chiamerebbe accanimento terapeutico, ma le intenzioni che ho sono ottime: ho voglia di parlare di tantissimi argomenti che mi stanno ispirando anima e mente; il tempismo con cui quest'ispirazione giunge lo è un po' meno, ottima.
Ma prima di cominciare con una nuova recensione che contavo di scrivere da parecchio tempo, vorrei spiegarvi il motivo di una così lunga assenza - sempre che ve ne freghi qualcosa, sia chiaro. 
Ebbene, nel lontano 16 Agosto 2012 sono partita per un'avventura non tanto inaspettata (e consentitemi la citazione, giacché in questo post parlerò proprio del primo capitolo dell'ultima fatica di zio Peter Jackson... brace yourself!). Mi riferisco all'Erasmus, esperienza che ogni studente universitario dovrebbe, e ripeto e sottolineo dovrebbe seriamente prendere in considerazione di fare: perché ti cambia, ti aiuta a crescere, a metterti in gioco con te stesso e con la moltitudine di culture che incontrerai per la tua strada - sia che siano sei mesi o dieci, come nel mio caso. E dove sarò mai andata, vi starete chiedendo? Nella festosa Spagna? Nella romantica Francia? Oppure in Portogallo, giacché molte delle mie opere architettoniche nascono proprio dalla matita di architetti portoghesi?
Signori e signore, sono finita in Svezia. E non al sud, dalle parti della ben nota Stoccolma, no. Sono andata a 130 km dal Circolo Polare Artico, in una pittoresca cittadina sul mare chiamata Luleå. Non mi dilungherò troppo in parole, perché sono logorroica di mio e questo post sta già acquisendo proporzioni mastodontiche, in vista di ciò che scriverò poi... magari ritaglierò uno spazietto più avanti, appositamente per fare la somma di quei dieci e velocissimi splendidi mesi nel freddo svedese,tra i fiordi norvegesi e la barba di Santa Claus in Finlandia. Ebbene, sono stati 10 mesi intensi, in cui ho anche lavorato e iniziato la tesi... il tempo di occuparmi del blog, e men che meno di tutti i racconti che avevo in corso, è svanito nel nulla. Ma sono tornata, per fortuna o sfortuna.
Maturata, certo, ma sempre la solita Marta - bassa, matta e sognante ad occhi aperti.

Ma passiamo ora alla vera ragione per cui mi prudono le dita, or ora. 
L'ultimo post che scrissi, più di un anno fa, parlava della novità riguardante il fatto che Lo Hobbit sarebbe stato spalmato in tre film, e non due.
L'11 dicembre, alle 23:59, io e altri due folli ci siamo ritrovati al cinema di Luleå, i biglietti prenotati da due settimane e un cospicuo cesto di pop-corn, che nessuno dei tre ha osato mangiare per il resto del film.
Inutile dire che, fin dalle prime note musicali che richiamano la Contea, ho iniziato a piangere per la commozione, la gioia di tornare nella Terra di Mezzo - un sogno che non credevo possibile, non più, se non sparandomi in vena le maratone de Il Signore degli Anelli in versione estesa. Il solo pensiero dell'emozione che ho provato in quella notte nevosa mi fa saltare i battiti cardiaci.
Ad ogni modo, fummo tra i fortunati che videro in anteprima il primo capitolo della trilogia, The Hobbit: An Unexpected Journey, in Inglese (sottotitolato in Svedese, ma vabbè... tralascio le mie scarse conoscenze della lingua locale, che è meglio), a 48 fps e in 3D.
Le 150 SEK meglio spese della mia vita (circa 18 €, per capirci).

Cercherò di andare in ordine per temi, più che per quello cronologico del film, perché altrimenti inizio a commentare ogni singolo fotogramma e finirò di scrivere per l'uscita del secondo capitolo.


The Hobbit - An Unexpected Journey - 2012, di Peter Jackson, con  Ian McKellen, Martin Freeman, Richard Armitage.

Il Prologo.
Un'abitudine e una linea di continuità con la trilogia precedente che ho apprezzato parecchio; il fatto che il vecchio Bilbo, che inizia a scrivere il suo famoso libro rosso, citando il libro "In a hole in the ground there lived a hobbit. Not a nasty, dirty, wet hole, filled with the ends of worms and an oozy smell, nor yet a dry, bare, sandy hole with nothing in it to sit down on or to eat: it was a hobbit-hole, and that means comfort.", beh... mi ha commossa.
Altro legame con la precedente trilogia è il retroscena precedente all'arrivo di Gandalf per il compleanno del vecchio Bilbo, con Frodo che appende il famoso cartello di non-benvenuto sul cancelletto di Bag End, ancora spensierato e incurante di ciò che sarebbe successo da lì a poco tempo.

Le ambientazioni.
La veloce occhiata sulla ridente cittadina di Dale è bella e mi fa venire in mente le rovine di Osgiliath, poiché è quella la fine che farà (anche se di Osgiliath, purtroppo, non ci sono immagini di quanto era ancora la capitale di Gondor al massimo dei suoi fasti); ma è l'excursus sul Regno Sotto la Montagna che mi toglie il fiato. Mi sentirei così piccola ed intimorita, se mi trovassi in quei lunghi corridoi scavati nella roccia viva, con l'abisso da una parte e dall'altra; è anche meglio di come me l'ero figurata leggendo il libro! Mi piange il cuore solo a pensare che il drago abbia distrutto tutto.
(E a proposito dell'arrivo di Smaug e del mancato aiuto degli Elfi, mi domando se le pietre preziose che Thrain mostra a Re Thranduil siano quelle del famoso compito commissionato dagli Elfi, e che avevano pagato, ma mai ricevuto...)
Oltre la città dei Goblin e Rivendell (bella come l'avevamo lasciata), vorrei spendere due parole sui paesaggi che non sono stati ritoccati a computer, perché non ve n'è alcun bisogno. Mi riferisco alla magia della Nuova Zelanda, e continuerò sempre a domandarmi se il Professore non fosse passato di lì, per prendere spunto per le descrizioni della Terra di Mezzo. Peter Jackson aveva anticipato che avremo potuto godere di molta più Terra di Mezzo, in questi film, e infatti è stato una gioia sia per gli occhi che per il cuore; le visuali ad occhio d'uccello sono qualcosa di così spettacolare da sembrare davvero finti.
E vogliamo parlare dell'altra citazione dalla trilogia, su Colle Vento, dove Aragorn aveva affrontato i Nazgûl e Frodo veniva ferito dal Re Stregone di Angmar?
Io amo le citazioni.
E amo Peter Jackson che si auto-cita.
Perché lui può.

I personaggi - e gli attori che li interpretano.
Bilbo Baggins. Partirei da lui e dal magnifico John Watson che lo interpreta. Adoravo Martin Freeman da molto prima che diventasse seriamente famoso (Guida Galattica per Autostoppisti vi dice niente? O la controfigura nei film erotici in Love Actually?) ed ero sicura, sicurissima che sarebbe stato un perfetto Bilbo quando scoprii il cast del film. Sono felice, felicissima che abbiano scelto lui, perché davvero non esiste altro attore vivente e non che potesse ricoprire al meglio questo ruolo. Bilbo è la tenerezza in persona, il tipico Hobbit che s'indigna solo a sentir parlare di avventure... ma c'è ben poco, in realtà, di tipico in lui, poiché in cuor suo le avventure di cui ha letto da anni, e che Gandalf stesso gli ha offerto, le sogna da una vita; un'avventura che gli farà scoprire una parte di se stesso che ancora non conosceva e che lo cambierà per sempre - per non parlare dell'oggetto che troverà e della creatura che conoscerà. Inutile dire che la parte degli indovinelli, con Gollum, è stata e-pi-ca. E avrei tanto voluto abbracciare quella povera anima che voleva solo giocare e farsi un bel pasto saporito!
I Nani sono splendidi, davvero. La maestria con cui sono caratterizzati, esteriormente e non, è superba. Certo, non tutti brandiscono un'ascia bensì armi poco naniche, per esempio, ma non stiamo a cercare il pelo nell'uovo. Bombur è perfetto, Bofur è simpaticissimo, Dwalin un badass con i fiocchi (e forse il mio Nano preferito), Fili&Kili l'incarnazione perfetta dei fratelli (e, con una certa nostalgia, mi ricordano Merry e Pipino) e Balin lo voglio come nonnetta. E poi c'è Thorin, ma per lui sarebbe meglio aprire un blog a parte... Menzione speciale per l'espressività di Richard Armitage: è capace di far parlare il suo personaggio con una sola, profonda occhiata... e che Mahal lo abbia in gloria, il suo Thorin è stupendo: è addolorato aver perso la sua casa e la sua famiglia, arrabbiato perché nessun aiuto giunse loro... ed è spaventato, perché teme che il suo fato sia troppo gravoso per riuscire nell'impresa, perché ne sente il peso e percepisce che la sua caduta potrebbe essere dietro l'angolo, proprio come accadde per il nonno (e a proposito di nonno Thror, un applauso per la barba, se lo merita!), così come sicuramente teme per la vita dei nipoti - e, per tutti i Valar, quanto vorrei vedere la sorella Dis che gli tira le orecchie quando le dice che si sarebbe portato dietro i figli per una missione pressoché suicida! Magari in uno dei prossimi prologhi?
Sarà interessante vedere come il rapporto burrascoso con Bilbo, che iniziò con diffidenza fino al totale rispetto per avergli salvato la vita, si trasformerà con l'arrivo alla Montagna Solitaria e ciò che Bilbo farà - if you know what I mean. Già dal trailer del secondo capitolo Thorin inizia a dare segni di instabilità mentale... sarà divertentemente doloroso.
E a proposito del proposito della barba, vorrei aprire una parentesi: molti hanno avuto da ridire su quella corta di Thorin, ma quello è un gesto che non tutti hanno colto. Non credo che sia un modo per rendere più appetibile uno dei protagonisti maschili - che è già appetibile di suo essendo interpretato dal signor Armitage; il fatto è che, dal mio punto di vista, Thorin si sente responsabile per la sorte della sua gente e per questo vuole costantemente ricordarselo lasciando la barba corta; una barba lunga e curata, per i Nani, implica potere, prestigio e rispetto, e per qualche assurdo motivo lui sente di non averli ancora guadagnati - sebbene Balin stesso gli ricordi che la vita che ha creato per loro, sugli Ered Luin, è meglio di qualsiasi oro perduto.
Ciò che mi ha fatta storcere il naso sono le fattezze poco naniche di Kili, che ovviamente si porta dietro un'orda di strillanti giovinette fanatiche. Ora, capisco che il figo di turno devono mettercelo dentro per forza, ma quello è un Nano... e i Nani sono tutto, fuorché attraenti. Potreste obiettare dicendo che Kili è il minore dei nipoti del Re, ma... ci sono pochi anni di differenza tra lui e il fratello, che invece ha una barba di tutto rispetto e intrecciata maniacalmente; persino Ori, che è il più giovane della Compagnia, ha più barba di lui (e un nasone importante). Ma bon, apprezzo comunque Kili, perché è tenero, ingenuo e ci piace così. (A proposito, avete visto la scena della versione estesa a Rivendell che lo vede protagonista? Muoio.)
Azog... Azog lo amo, non c'è niente da fare: è talmente maledettamente bastardo, infimo e crudele che non riesco a odiarlo - anche se non dovrebbe comparire nel film, se non nei flashback, dato che dovrebbe essere un tantino morto. Ma un bel cattivone, e a me i cattivi piacciono tanto (leggi qualche post precedente a riguardo). E voglio il suo warg come cane da compagnia, è così peloso e candido! Mi chiedo quando comparirà Bolg... anche se in realtà non lo voglio, realmente. Insomma, chi ha letto il libro sa bene cosa si porta dietro il suo arrivo, no? *singhiozza incontrollabilmente*
Radagast... ecco, lui è l'unico che mi ha lasciata amareggiata. Sia ben chiaro, è adorabile e Sylvester McCoy è un attore bravissimo e simpaticissimo. Ma non mi ha colpita non tanto per il suo modo eclettico di comportarsi o per il ruolo prolungato che hanno voluto dargli, perché questo ci sta tutto, ma... rasenta il ridicolo: non solo per essere cosparso di escrementi di uccello in testa, ma quella carovana di conigli che lo trainano come la slitta di Babbo Natale... ecco, potevano risparmiarsela. Ho già ingoiato il fatto che il Re degli Elfi Silvani se ne vada in giro montando un cervo, renna occhediavoloè...
Non mi esprimo sui ritrovati Gandalf, Elrond, Saruman e Galadriel, perché appunto li conoscevamo già - e dire che sono perfetti è un eufemismo. Ma una menzione speciale va a Lindir: mi chiedo come sia possibile che a quell'Elfo non sia venuto un attacco di isteria, con quei Nani tra i piedi (rivedere il video linkato in precedenza per capire); o magari è crepato d'infarto ed è per questo che non lo si vede ne Il Signore degli Anelli?
Ho dimenticato qualcuno - a parte il lardoso Re dei Goblins?

La colonna sonora.
Chi mi conosce sa bene quanto io sia una maniaca di colonne sonore e Howard Shore - che Eru lo protegga e lo abbia in gloria per la sua musica (scusatemi la pessima citazione da Silmarillion, con la Musica che creò il mondo!) - non mi ha delusa neanche questa volta. Ho il cd in loop da dicembre, tanto per darvi un'idea di quanto io adori le composizioni de Lo Hobbit.
E vogliamo parlare della canzone che Thorin inizia a cantare a casa Baggins? La bellezza, la bellezza. Era una delle canzoni che speravo cantassero e zio Peter mi ha accontentata! Posso abbracciarlo? Posso?

La sceneggiatura, la regia e i costumi.
Bene o male, per ora, il racconto segue le linee del libro (anche se, come abbiamo visto, la presenza di Azog, per esempio, è errata, tanto per citarne uno... i Nani non rimangono solo un paio di giorni a Rivendell, e così via); e immagino dai primi spoiler e dal trailer, subirà una sbandata già dal prossimo capitolo. Sia ben chiaro, non mi lamento dei cambiamenti, perché confido nella saggezza tolkeniana degli sceneggiatori e capisco che questa è una trasposizione cinematografica di un racconto, e come tale va adattata alla dimensione della pellicola. Posso dirmi più che soddisfatta, fino ad ora. E sono sicura che lo sarò anche in futuro.
Forse c'è un po' troppa grafica digitale, in alcuni momenti, e si nota parecchio soprattutto se lo si guarda in HD a 48 fps; ma è anche comprensibile che per certe scene fosse necessaria - e se avete visto il trailer del secondo film, ne noterete parecchia anche lì. 
Un sentito applauso, comunque, va al grande, grandissimo tesssoro di Andy Serkis, che ha affiancato zio Peter alla regia nella seconda unità.
I costumi sono, come sempre, curati nei minimi dettagli e il desiderio di scegliere un Nano, o semplicemente Bilbo, per rifarmi l'abito e travestirmi a Carnevale svanisce nell'esatto istante in cui mi rendo conto che non sarei in grado di ricrearne nemmeno un'asola - e prego, facciamo un minuto di silenzio per i bottoni del panciotto di messer Baggins, grazie.


Non credo di aver coperto tutti gli argomenti che avrei voluto, ma magari completerò questo post un'altra volta. Per ora concludo lasciandovi il link al trailer del nuovo film The Hobbit: The Desolation of Smaug, che uscirà a Dicembre - sì, ancora due mesi e lo strazio finirà... o inizierà? Scriverò probabilmente un altro posto, solo per il trailer, perché è troppo... troppo... ngha.
Solo una parola.
SMAUG + Benedict Cumberbatch.
Ok, sono tre, ma... ci siamo capiti, sì?


Per terminare il racconto iniziale: la famosa nottata al cinema finì con noi tre cagati dal freddo alle quattro del mattino, alla disperata ricerca di un taxi sotto la neve che si faceva beffa dei nostri denti battenti.
Sono riuscita a tenermi calda solo perché saltellavo incontrollabilmente dalla gioia. E chissenefregava delle occhiatacce più gelide del mare nordico che gli Svedesi mi rifilavano.
Fischiettavo il motivetto della Contea. Ed ero felice.
E lo sono tutt'ora, se penso che tra circa due mesi mi tufferò nuovamente in quello splendido mondo creato dal Professore e reso reale da zio PJ.
Look, I know you doubt me, I know you always have. And you're right... I often think of Bag End. I miss my books, and my armchair, and my garden. See, that's where I belong, that's home. That's why I came back... 'cause you don't have one, a home. It was taken from you. But I will help you take it back if I can. (Bilbo Baggins)
E come sempre gli Hobbit devono farmi piangere per i loro splendidi discorsi;
vero Sam?

lunedì 30 luglio 2012

Lo Hobbit diventerà una trilogia


La notizia è fresca di qualche ora, pubblicata dallo stesso Peter Jackson sulla sua pagina ufficiale di Facebook: il suo nuovo film dedicato al libro di Tolkien, in principio pensato in due parti, sarà ora una trilogia. La cosa ovviamente ha e sta sollevato un polverone e, dato che io sono una fanatica del Professor Tolkien e di zio Pete - oltre al fatto che il nome stesso di questo blog parla da solo - mi sento in dovere di prendere le difese del regista e spiegare perché dovremmo essere felici e contenti di questo terzo film - e da cosa, forse, dovremo metterci in guardia.

Chi ha letto Lo Hobbit saprà sicuramente che è un libro piccolo e per piccini, una favola da leggere ai propri bambini prima di andare a letto. Perché, a differenza de Il Signore degli Anelli è molto più leggero, divertente e decisamente meno cupo. Insomma, è la storia di un Hobbit della Contea che viene letteralmente trascinato in un'avventura perigliosa da una comitiva di Nani che devono recuperare il proprio tesoro, ora in mano ad un Drago - e si sa, i Draghi sono molto possessivi nei confronti delle loro cose.
Il Signore degli Anelli, invece, è un mattone di più di 1300 pagine e i tre film usciti durante i primi anni del 2000 hanno dovuto tagliare molto di ciò che è raccontato nel romanzo - una cosa che mi è mancata, per esempio, è La Grigia Compagnia con i gemelli figli di Elrond, per dirne una. Ma capisco anche che se PJ avesse voluto cinematografizzare (?!) tutta quella mole di informazioni, allora la trilogia sarebbe diventata un'esalogia come Star Wars.
Quindi, quando erano uscite fuori le prime voci su un doppio film su Lo Hobbit la notizia mi fece ben sperare che tutto potesse essere spiegato e mostrato al meglio. Un film sarebbe stato troppo lungo, due film forse sarebbero stati troppi. Ma zio Pete ci ha sempre rassicurato che avrebbe preso spunto anche dalle Appendici de Il Signore degli Anelli, che sono una ricchissima fonte di notizie, perché il suo scopo e quello di Fran e Philippa non era solo quello di trasportare cinematograficamente il racconto, ma di creare un vero e proprio prequel della Trilogia originaria e di collegare le due storie per non creare salti troppo accentuati e spiegare ciò che nei primi tre film non era stato possibile.

Nell'ultimo Comic-Con di San Diego, Peter Jackson aveva già iniziato a mettere più di una pulce nell'orecchio di tutti gli appassionati del film in produzione riguardo un terzo capitolo. E finalmente arriviamo al dunque.
Da appassionata di Tolkien mi rendo conto che spalmare Lo Hobbit in tre film sia esageratamente ridicolo - e forse, molto probabilmente, dietro questa scelta c'è anche un fattore puramente economico. Ma PJ e compagnia cantante hanno sempre dimostrato di essere fan anche loro - "Sarà un film fatto da fan per i fan", ha detto - e lo ha anche dimostrato spesso e volentieri. Nonostante nella trilogia de Il Signore degli Anelli avesse fatto qualche pasticcio (gli Elfi al Fosso di Helm e la conseguente morte di Haldir, per citarne uno), e nonostante si prospetti la comparsa in scena di un personaggio originale e femminile inesistente nel racconto originale, io mi fido ciecamente del lavoro del regista e degli sceneggiatori. Perché, come già detto, questa non sarà solo la versione cinematografica di un racconto per ragazzi, ma andrà oltre: approfondirà aspetti e storie che PJ vuole raccontare e che rimarrebbero in un angolo senza la possibilità di essere sviluppate in futuro; e sicuramente lo ha già fatto, perché non voglio credere che inizierà a girare il terzo film dal nulla. Molto del materiale che vuole inserire sicuramente è già bello che pronto e sarebbe andato tagliato per mancanza di spazio nei due film. Ci sono così tante parti interessanti che vorrei vedere sul grande schermo che non sto ad elencarle. Chi ha letto Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e relative Appendici saprà fare due più due e collegare il tutto.

Con questo pezzo, però, non voglio escludere il fatto che potrei rimanere delusa da questa scelta. Ma di questo ne riparlerò quando vedrò il risultato. E, se le mie convinzioni mi daranno ragione, ne riparleranno anche coloro che ora stanno lanciando improperi contro la regia e gli sceneggiatori.

A presto!




martedì 17 luglio 2012

Il buono nei Cattivi?


Prima di tutto mi scuso con quei due gatti che hanno atteso invano un qualche segno di vita dalla sottoscritta, ma  l'università mi distrugge et mi delizia e dire che quest'anno mi ha succhiato tutte le energie che avevo in corpo è riduttivo. Dopo questa breve ma necessaria premessa, diamo inizio alle danze con un problema che sicuramente avranno affrontato in molti prima di me - e sicuramente con argomentazioni ben più articolate e profonde delle mie infinite scemenze.
È un problema che mi pongo dalla notte dei tempi, ossia che quando leggo un libro o guardo un film e mi ritrovo a fare il tifo per il Cattivo di turno. A volte mi chiedo se la mia mente non abbia qualche problema. Beh, chi mi conosce saprà per certo che tanto normale non lo sono, ma questa non è la sede più adatta per farmi psicanalizzare da chicchessia - non ne ricavereste niente comunque!
Il fatto è che in un mondo che ha conosciuto e, purtroppo, continuerà a conoscere il Male in tutte le sue forme - dai terroristi al marito che picchia la moglie e i figli - l'unica cosa di cui abbiamo bisogno è il Bene. Sì, quella luce che illumina le tenebre, che ci fa sentire sicuri e che ci incoraggia ad andare avanti per cercare altro Bene, altra luce.
Patetici, disgustosi sentimentalisti, direbbe qualcuno.
Eppure nel mondo non-reale della letteratura e del cinema, provo una costante e morbosa passione per i cattivi di turno, per quel Male che spesso viene soggiogato dal Bene e, che per una volta tanto, vorrei veder vincere. Badate bene, i Cattivi di cui parlo non devono essere bastardi perché non sanno cosa fare nel tempo libero - a parte Anton Chigurh di Non è un paese per vecchi, di cui non si sa niente del suo passato e quindi neanche cosa lo abbia spinto a diventare così inquietante, eppure lo amo ugualmente nella sua bastardaggine. Testa o croce? Dai, ti da anche il 50% di possibilità di salvarti, che vuoi di più dalla vita? Oppure lo Sceriffo di Nottingham di Robin Hood, il Principe dei Ladri, interpretato dal magistrale Alan Rickman: quello sì che è veramente un bastardo, ma come si fa a non amarlo?
Però, i Cattivi di cui parlo devono avere una psicologia complessa e una storia alle spalle che mi spieghi il motivo per cui sono diventati ciò che sono. Insomma, quel tipo di persona con tanti problemi in famiglia che lo hanno segnato per sempre e lo hanno trasformato in un mostro, quelli che ti portano a chiederti: perché sei diventato così? Cosa ti è accaduto?
 Ci sono tanti, troppi Cattivi di cui sono profondamente innamorata, e non mi basterebbe una giornata per elencarli tutti e spiegarne le ragioni. Quindi, dopo un'attenta analisi, ne ho scelto solo alcuni provenienti dai film/libri/videogames che più ho amato in tutta la mia vita.

Iniziamo con il libro che mi ha cambiato l'immaginazione e mi fa ancora sognare come una bambina - che Dio, o qualsiasi cosa ci sia dall'altra parte, abbia in gloria il Professor Tolkien! Nel mondo immaginario di Arda sono molteplici le figure maligne che tentano e delle volte riescono ad intaccare la tranquillità, primo tra tutti Melkor, per arrivare a Sauron. Ma ne Il Signore degli Anelli mi son ritrovata ad amare i Nazgûl, pur facendo il tifo per i Rohirrim, Gondoriani, Hobbit e compagnia cantante. Insomma, in un mondo bello e idilliaco come la Terra di Mezzo, chi vorrebbe vedere il Male trionfare? Io no di certo! Eppure i Nazgûl sono nove figure così tristi da commuovermi. Un tempo erano uomini come noi, con le loro debolezze e i loro difetti, e proprio a causa della loro natura umana sono stati corrotti dall'avidità di potere che li ha consumati lentamente ed inesorabilmente - grazie anche agli inganni di Sauron. Ora sono delle anime inquiete, che vagano sulla terra con un unico scopo: quello di servire il loro Oscuro Signore finché esso rimarrà in piedi - il che è tutto dire, visto che ha solo un occhio. I Nazgûl non hanno alcun controllo di se stessi, non hanno un corpo né una mente, e dunque non hanno coscienza di quando seminano il panico e uccidono senza distinzione chiunque gli ostacoli il passaggio. Il loro essere cattivi è qualcosa che non hanno mai voluto in vita; l'unica loro colpa è stata quella di agognare potere. Poi, se aggiungiamo il fatto che strillano, cavalcano destrieri neri avvolti da tuniche altrettanto nere e non hanno volto... insomma, sono magnifici!

Poi ci sono quei personaggi che appaiono come terrificanti e crudeli, come Erik, de Il Fantasma dell'Opera; ma come puoi odiare un personaggio travagliato come lui? Un uomo che ha sofferto la solitudine per tutta la vita, abbandonato dalla propria famiglia per il suo aspetto, costretto a vivere nelle viscere di un teatro dove nessuno può disturbarlo e vedere l'orrore del suo volto mascherato, in cui il suo genio cresce, in barba a chiunque sia pronto a giudicarlo solo per le apparenze, e che aveva creduto di aver trovato finalmente l'amore di una vita. Amore che risulta essere qualcosa di diverso dalla morbosa passione che lo spinge a compiere follie per il dolore e che lo porta alla morte. Un uomo così merita solo un forte abbraccio e tanto, tanto amore - anche se ha ucciso.

E poi Frollo, di Notre Dame de Paris, talmente umano e debole che mi ha fatta piangere più e più volte durante la lettura del romanzo. Un uomo che ama un fratello odioso, che cerca tra i libri e lo studio la sua tranquillità, rovinata poi dall'arrivo di Esmeralda che gli serve su un piatto d'argento un sentimento che non ha mai potuto conoscere e che confonde con l'amore carnale. Frollo impazzisce e soffre, e impazzisco e soffro anche io con lui. Preferirebbe addirittura sentirsi dire una menzogna, pur di trovare nuovamente quella tranquillità abbandonata anni prima. Persino nel cartone animato della Disney non riesco totalmente ad odiarlo, mi fa una pena impressionante.

E a proposito di fratelli che tentano di rovinare la vita agli altri, dico un solo nome: Loki, il Dio degli Inganni (e non mi riferisco solo al personaggio dei comics della Marvel, che ho adorato, ma in particolare a quello cinematografico che troviamo in Thor e in The Avengers, magistralmente interpretato da Tom Hiddleston). Dio degli Inganni che era il Dio della Tenerezza prima ancora di scoprire - per puro caso - di non essere il reale figlio di Odino, ma bensì un Gigante di Ghiaccio preso in custodia dal Padre degli Dèi quando era ancora in fasce, abbandonato nel perenne inverno di Jotunheim perché troppo piccolo e fragile per servire a qualcosa. Loki è un personaggio così complesso e pieno di sfaccettature che ho anche timore di addentrarmi troppo nella sua mente. È altamente intelligente, calcolatore e sveglio, a differenza del fratello più impulsivo e arrogante, e ha sempre sofferto l'inferiorità nei confronti di Thor, soprattutto perché secondo lui Odino non lo amava abbastanza. Scoprire il grandissimo segreto e la terribile menzogna con cui è cresciuto gli regala una tale rabbia, un tale disprezzo per quella che considerava la sua famiglia e un senso di non appartenenza che lo porta a rivendicare un trono - di Asgard o della Terra, non ha importanza - perché come Thor lui è nato per diventare Re, un giorno; non appartiene a nessuna razza, perché gli Aesir lo hanno ingannato e gli Jotun lo hanno abbandonato. L'odio e la rabbia lo accecano, crede finalmente di avere uno scopo nella vita, eppure i ricordi di ciò che era stato e l'amore incondizionato del fratello riescono a smuoverlo, almeno un minimo - chi non ha notato la lacrima che gli sfugge in The Avengers mentre combatte con Thor sulla Stark Tower? Non si può odiare Loki. Come disse qualcuno "ha solo bisogno di un abbraccio, una bella dormita e un po' di terapia".

E Sephiroth, da Final Fantasy VII. Sephiroth è stupendo. Diventa quello che è - cioè il miglior bastardo di tutti i videogames - quando scopre di essere il frutto di un esperimento della Shinra, che gli iniettò le cellule di un essere extraterrestre quando ancora non era nato. Come potete pretendere che un uomo possa rimanere lucido una volta che scopre la sua reale natura? Ovviamente sclera alla grande e si convince di essere destinato a diventare un Dio per prendere il controllo della Terra. Ahi, questi Dei con le manie di grandezza! Qualcuno gli dica che la Terra è già abbastanza incasinata di suo per aggiungerci i loro casini familiari!

Vogliamo parlare del sociopatico Dexter Morgan, serial killer da una vita per reprimere i suoi istinti omicidi dovuti ad un trauma infantile? Lui almeno uccide con criterio: chiunque l'abbia scampata alla giustizia e sia chiaramente colpevole di omicidio. (A proposito, un appello spassionato allo scrittore Jeff Linsday: si sbrighi a scrivere il nuovo romanzo, quest'attesa mi distrugge!) E poi il suo senso dell'umorismo è  così nero che mi uccide dalle risate - e forse dovrei iniziare a preoccuparmi sul serio.

E poi Dracula... ma c'è davvero bisogno di spiegazioni?

Un esempio di Cattivo che proprio non digerisco e che vorrei distruggere con le mie manine è il vescovo Waleran de I pilastri della Terra di Ken Follett: un personaggio così subdolo, meschino e crudele da disgustarmi fin dalle prime righe. Ecco, lui è il Male con le gambe - anche se dovrebbe fare del bene, il che è ancora più inquietante. Sono quelli come lui che meritano una sconfitta sonora e più dolorosa della morte.
Ma alla fine, non è proprio il ruolo dei Cattivi quello di farsi odiare? Perché invece molti di noi li amano? Provare empatia per un personaggio immaginario è semplice e quasi scontato, soprattutto se lo scrittore o l'attore o il regista sono in grado di raccontare una storia credibile e valida. Provare empatia per qualcuno che invece calpesta realmente questa terra e compie i crimini più disparati, nonostante tutti i problemi vari ed eventuali che potrebbe aver avuto in passato, ci riesce più difficilmente. Quanto strana e complessa è la psicologia umana!

Ma io non sono psicologa, né sarà il mio lavoro in futuro né mai; la cosa importante che abbiamo imparato da questa lezione è che amo i reietti. Oh, povera me!